Studio: The Role of Vitamin D in Autoimmune Diseases.

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La vitamina D non serve solo alle ossa: questo studio mostra che il suo ruolo nel sistema immunitario è così profondo da influenzare lo sviluppo e l’andamento di molte malattie autoimmuni.[1][2]


Cosa hanno scoperto

  • La vitamina D attiva (1,25-diidrossivitamina D) agisce come un vero e proprio ormone del sistema immunitario: si lega a un recettore specifico (VDR) presente su molte cellule immunitarie, come monociti, cellule dendritiche, linfociti T e B.[1][2][5]
  • Attraverso questo recettore, la vitamina D modula l’attività delle difese:
    • riduce le risposte più aggressive e infiammatorie guidate da cellule Th1 e Th17, responsabili di molti danni autoimmuni;[1][2][3][5]
    • favorisce la risposta Th2, generalmente meno distruttiva;[1][2]
    • potenzia le cellule T regolatorie (Treg), che hanno il compito di “frenare” il sistema immunitario e impedire che attacchi i propri tessuti;[1][2][3][5]
    • limita l’attività dei linfociti B, riducendo la trasformazione in plasmacellule e quindi la produzione di autoanticorpi.[2][3]
  • Studi epidemiologici mostrano che la carenza di vitamina D è molto frequente in persone con:
    • sclerosi multipla (SM)
    • diabete di tipo 1 (T1D)
    • lupus eritematoso sistemico (LES)[1][2]
  • Alcune varianti genetiche del recettore della vitamina D (VDR) sono associate a un rischio maggiore di sviluppare queste patologie, suggerendo che non conta solo quanto vitamina D abbiamo, ma anche come il nostro organismo riesce a usarla.[1][2]
  • In modelli animali di malattie autoimmuni (come sclerosi multipla sperimentale o malattia infiammatoria intestinale), la vitamina D:
    • riduce il numero di cellule infiammatorie (per esempio macrofagi nel sistema nervoso centrale);
    • abbassa le citochine infiammatorie come IFN-γ e IL‑17;
    • aumenta le cellule regolatorie che tengono a bada l’autoimmunità.[3][5]
  • Alcuni studi clinici indicano che la supplementazione di vitamina D può:
    • ridurre l’attività della malattia e alcuni marcatori di infiammazione in diverse patologie autoimmuni, in particolare sclerosi multipla, lupus e diabete di tipo 1;[1][2][3]
    • rafforzare l’effetto di terapie già in uso in alcune malattie autoimmuni.[3]

Gli autori sottolineano però che, nonostante le forti associazioni, non è ancora dimostrato in modo definitivo che la vitamina D sia una causa diretta o un “farmaco risolutivo” per queste malattie: sono necessari studi clinici più ampi e ben controllati.[1][2][3]


Perché è importante

  • Cambia la nostra visione della vitamina D: non è solo “la vitamina delle ossa”, ma un regolatore chiave dell’equilibrio immunitario.[1][2][5]
  • Aiuta a spiegare perché la prevalenza di alcune malattie autoimmuni è più alta:
    • alle alte latitudini, dove c’è meno esposizione al sole;
    • nei mesi freddi;
    • in persone con dieta povera di vitamina D o con varianti genetiche nel VDR.[1][2][4][5]
  • Suggerisce che una carenza prolungata di vitamina D, specialmente in età precoce, potrebbe interferire con lo sviluppo corretto delle cellule T nel timo e favorire la comparsa di linfociti più inclini ad attaccare il proprio organismo.[4][5]
  • Indica possibili strategie preventive:
    • monitorare e correggere la carenza di vitamina D in persone a rischio (per familiarità, per vivere in zone poco soleggiate, per altre condizioni mediche), sempre sotto indicazione medica;[1][2][3]
    • studiare se intervenire su vitamina D e VDR in fasi precoci possa ritardare o attenuare l’esordio di alcune malattie autoimmuni.
  • Apre la strada a nuove terapie mirate:
    • modulare farmacologicamente la via vitamina D–VDR per “riprogrammare” il sistema immunitario, riducendo l’infiammazione senza bloccarlo del tutto;[2][3][5]
    • identificare sottogruppi di pazienti (per esempio in base ai polimorfismi del VDR o ai livelli di vitamina D) che potrebbero rispondere meglio a trattamenti basati su questa via.[1][2][3]

In sintesi, la vitamina D emerge come un interruttore biologico che contribuisce a decidere se il sistema immunitario resterà in equilibrio o deraglierà verso l’autoimmunità: capire e utilizzare questo interruttore in modo mirato potrebbe cambiare la prevenzione e la gestione di molte malattie autoimmuni.


Fonte principale: Lin J, Liu J, Davies ML, Chen W. “The Implication of Vitamin D and Autoimmunity.” Frontiers in Immunology.[1]