Panorama mondiale delle malattie autoimmuni negli ultimi 30 anni
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Come stanno cambiando frequenza ed età delle malattie autoimmuni nel mondo (1990–2021).
Le malattie autoimmuni (AD) sono condizioni in cui il sistema immunitario, invece di difenderci, attacca i nostri stessi organi e tessuti, causando infiammazione, danni d’organo e peggioramento della qualità di vita.
Lo studio “Global landscape of autoimmune diseases across different lifespan: a three-decade perspective” ha analizzato i dati mondiali dal 1990 al 2021 su molte malattie autoimmuni, confrontando età, sesso, aree geografiche e andamento nel tempo.
Ecco i punti principali in linguaggio semplice.
1. Quanto sono aumentate
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La prevalenza globale standardizzata per età (cioè il numero di persone che vivono con una malattia autoimmune, aggiustato per le differenze di età tra paesi) è quasi raddoppiata tra 1990 e 2021.
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Questo significa che oggi nel mondo molte più persone convivono con almeno una malattia autoimmune rispetto a 30 anni fa.
Lo studio conferma quindi che le AD sono un problema di salute pubblica in crescita su scala globale.
2. Quali malattie sono cambiate di più
Nell’insieme delle malattie considerate, lo studio segnala andamenti diversi:
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In forte aumento:
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Diabete tipo 1: è una delle AD con l’aumento più evidente, soprattutto nei giovani.
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Altre patologie sistemiche (come alcune connettiviti, artriti infiammatorie, IBD) contribuiscono alla crescita complessiva, anche se con andamenti variabili a seconda del paese.
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In diminuzione o stabilizzazione:
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Per alcune AD si osserva un calo o un rallentamento, probabilmente legato a diagnosi più precoci, migliori terapie e gestione più efficace della malattia, anche se la quota di persone che ne soffre resta comunque alta.
3. Differenze tra fasce d’età
Lo studio ha valutato l’intero arco della vita, dall’infanzia all’età avanzata:
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Bambini e adolescenti
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Importante aumento del diabete tipo 1, che esordisce tipicamente in età pediatrica e giovanile.
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L’aumento in questa fascia fa crescere in modo sensibile il carico globale di AD sin dalle prime età.
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Adulti giovani e mezza età
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Molte AD (come malattie tiroidee autoimmuni, artrite reumatoide, lupus) hanno il picco di esordio in queste età.
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Qui si concentra una grande parte della perdita di produttività lavorativa e dell’impatto sulla vita familiare.
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Anziani
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Il numero totale di anziani con AD è aumentato, in parte perché le persone vivono più a lungo e in parte perché più adulti con AD arrivano alla terza età grazie a cure migliori.
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Alcune malattie autoimmuni mostrano carichi crescenti nelle fasce più anziane, con conseguenze su fragilità, disabilità e bisogno di assistenza.
In sintesi, le AD oggi interessano tutte le età, non solo adulti di mezza età: bambini, giovani, adulti e anziani contribuiscono tutti al carico globale.
4. Differenze tra uomini e donne
Lo studio conferma un quadro già noto:
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Molte AD sono più frequenti nelle donne, soprattutto in età fertile (es. lupus, malattie tiroidee autoimmuni, alcune artriti infiammatorie).
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Per alcune patologie (es. diabete tipo 1, alcune malattie intestinali croniche) le differenze di sesso sono minori oppure a favore dei maschi, a seconda della malattia e dell’area geografica.
Questo contribuisce a un carico maggiore di malattia autoimmune nel sesso femminile, in termini di frequenza e spesso di severità.
5. Differenze tra regioni del mondo
Usando dati globali, lo studio mostra che:
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I paesi con reddito medio–alto e buona disponibilità di servizi sanitari spesso riportano prevalenze più alte, anche perché le diagnosi sono più complete e precoci.
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In molti paesi a basso e medio reddito i dati sono più scarsi:
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alcune AD possono essere sottodiagnosticate,
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ma le tendenze disponibili indicano comunque un aumento nel tempo.
Esistono quindi importanti disparità in diagnosi, assistenza e accesso alle terapie, che influenzano i dati di prevalenza e l’impatto reale sulla popolazione.
6. Perché le malattie autoimmuni stanno aumentando
Lo studio descrive il fenomeno, ma le cause precise sono complesse e multifattoriali. Incrociando questi dati con quanto sappiamo oggi, giocano un ruolo:
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Fattori ambientali e di stile di vita
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cambiamenti nell’alimentazione, sedentarietà, obesità, inquinanti, fumo;
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esposizione a nuove infezioni o a cambiamenti nel microbiota intestinale.
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Migliore diagnosi e maggiore consapevolezza
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più medici formati;
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test di laboratorio più sensibili;
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pazienti che si rivolgono prima allo specialista, aumentando il numero di casi identificati.
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Invecchiamento della popolazione
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più persone vivono a lungo, e molte AD hanno esordio o cronicizzazione nell’età adulta e anziana.
7. Implicazioni pratiche per pazienti e sistemi sanitari
Dai dati dello studio emergono alcune conseguenze rilevanti:
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Le AD rappresentano un peso crescente per i sistemi sanitari:
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visite specialistiche, esami, farmaci biologici, ricoveri, riabilitazione.
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Serve maggiore attenzione alla diagnosi precoce, soprattutto nei bambini, negli adolescenti e nelle donne giovani, dove l’aumento è più marcato per alcune patologie (come il diabete tipo 1).
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È fondamentale pianificare percorsi di cura lungo tutto l’arco della vita:
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dalla transizione pediatria–adulto,
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alla gestione della gravidanza nelle donne con AD,
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fino alla presa in carico dell’anziano fragile con più comorbilità.
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I dati sottolineano anche il bisogno di ricerca mirata per età (infanzia, età fertile, menopausa, terza età) per capire meglio come cambiano rischio, sintomi e risposta alle terapie nelle diverse fasi della vita.
8. Messaggio chiave per la persona con diabete o altra malattia autoimmune
Per chi vive con una malattia autoimmune (per esempio diabete tipo 1, tiroiditi autoimmuni, artrite reumatoide, lupus, IBD) lo studio conferma che:
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Non si tratta di patologie rare: il loro peso globale è in aumento.
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La ricerca sta dedicando sempre più attenzione a tutte le età e alle differenze tra uomini e donne, con l’obiettivo di avere cure sempre più personalizzate.
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Una diagnosi precoce, il controllo regolare con lo specialista e la aderenza alle terapie rimangono gli strumenti più efficaci per ridurre complicanze e mantenere una buona qualità di vita lungo l’intero arco della vita.