La scoperta dell'insulina: dalla condanna a morte alla rivoluzione terapeutica nel diabete tipo 1
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Esplora la storia epica della scoperta dell'insulina, dal buio delle cure precarie prima del 1921 alla sua evoluzione in terapie salvavita per il diabete tipo 1. Un racconto che ha trasformato una malattia mortale in una condizione gestibile, con innovazioni che continuano a evolversi.
Prima dell’insulina: il diabete tipo 1 come sentenza di morte
Prima della scoperta dell’insulina, il diabete tipo 1 rappresentava una condanna inevitabile per chi ne era affetto, specialmente nei bambini e nei giovani. Senza la produzione endogena di questo ormone dal pancreas, i livelli di glicemia schizzavano alle stelle, portando a chetosi, coma e morte entro pochi mesi o anni dalla diagnosi. Le terapie disponibili erano palliative e inefficaci: diete drasticamente ipocaloriche, come quella “da fame” promossa dal clinico Frederick Allen negli anni ‘10 del Novecento, miravano a ridurre l’assunzione di carboidrati per rallentare l’esaurimento del paziente, ma non fermavano la progressione della malattia. Si usavano estratti vegetali, come la farina di fave o infusi di piante, privi di qualsiasi evidenza scientifica, o regimi alimentari estremi che causavano malnutrizione e debolezza cronica. In pratica, i medici potevano solo assistere al decesso, spesso tra sofferenze atroci, con una sopravvivenza media di meno di un anno dopo l’insorgenza.
Le basi scientifiche: dalle isole di Langerhans al pancreas essenziale
La comprensione del ruolo del pancreas nel diabete emerse gradualmente alla fine dell’Ottocento. Nel 1869, lo studente tedesco Paul Langerhans identificò nel pancreas raggruppamenti cellulari oggi noti come isole di Langerhans, che secernono l’insulina senza saperlo ancora. Un passo decisivo arrivò nel 1889, quando i fisiologi Oskar Minkowski e Joseph von Mering asportarono il pancreas a cani sani: gli animali svilupparono immediatamente sintomi diabetici, con glicosuria e iperglicemia, dimostrando che l’organo era cruciale per il metabolismo degli zuccheri, non solo dei grassi. All’inizio del Novecento, ricercatori come Jean de Meyer ed Edward Sharpey-Schafer ipotizzarono l’esistenza di una “sostanza unica” prodotta dalle isole pancreatiche, chiamandola per la prima volta insulina (dal latino insula, isola).
Nel 1916, il rumeno Nicolae Paulescu estrasse dal pancreas una soluzione acquosa che, iniettata in cani diabetici, normalizzava la glicemia, pubblicando i risultati prima degli altri. Tuttavia, le sue ricerche rimasero in ombra per barriere linguistiche e la Prima Guerra Mondiale.
La svolta del 1921: Banting, Best e il team di Toronto
L’anno cruciale fu il 1921, quando il chirurgo canadese Frederick Banting, frustrato dalle limitazioni delle diete, ideò un metodo per estrarre l’insulina legando i dotti pancreatici per preservare le isole di Langerhans. Nel laboratorio dell’Università di Toronto, fornito dal professor John Macleod, Banting collaborò con lo studente Charles Best: riuscirono a isolare l’isletina (pre-insulina) e a testarla su cani resi diabetici, controllando con successo l’iperglicemia. Il biochimico James Bertram Collip purificò l’estratto, rendendolo sicuro per l’uomo. Il 23 gennaio 1922, il 14enne Leonard Thompson, in fin di vita all’ospedale di Toronto, ricevette la seconda iniezione (la prima aveva causato reazioni, ma la versione purificata fu miracolosa): i suoi livelli di glucosio crollarono, i chetoni scomparvero e poté riprendere una vita normale.
La notizia si diffuse globalmente: Banting presentò i risultati al Congresso dell’American Physiological Society nel dicembre 1921. Nel 1923, Banting e Macleod ricevettero il Premio Nobel per la Medicina, scatenando controversie per il contributo di Best, Paulescu e Collip – Banting condivise il suo premio con Best.
L’evoluzione della terapia insulinica: da animale a umana
La produzione su scala industriale decollò grazie a partnership con Eli Lilly: nel 1922, l’insulina bovina fu estratta in massa per USA, Messico e America Latina; August Krogh ne ottenne i diritti per l’Europa. Nel 1925 apparvero siringhe semiautomatiche per facilitare le iniezioni. Ma le prime insuline animali causavano reazioni immunitarie.
Ecco le tappe chiave dell’evoluzione:
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1954-1955: Frederick Sanger elucidò la struttura molecolare dell’insulina (Nobel 1958), aprendo la via alla sintesi.
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1968-1970: Arrivo dell’insulina monocomponente (MC) pura, minimizzando rischi immunitari.
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Anni ‘80: Insulina umana ricombinante, prodotta via DNA batterico o lievito, identica a quella umana.
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Anni ‘90-2000: Analoghi rapidi (lispro, aspart) e lunghi (glargine, detemir) per mimare meglio la fisiologia.
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Oggi: Microinfusori, sensori CGM e insulina intelligente con rilascio glucosio-dipendente, riducendo ipoglicemie nel diabete tipo 1.
Questa traiettoria ha salvato milioni di vite, trasformando il diabete tipo 1 da letale a cronico gestibile, con ricerca in corso su pancreas artificiali e immunoterapie per prevenirlo. La storia dell’insulina insegna il valore della collaborazione scientifica e della serendipità.